
Quando si parla di donazione, il primo pensiero va quasi sempre al sangue intero. In realtà esiste un’altra forma di donazione altrettanto importante: la donazione di plasma.
Il plasma è la parte liquida del sangue e rappresenta circa la metà del suo volume. Al suo interno viaggiano proteine, sali minerali, ormoni e altre sostanze fondamentali per il nostro organismo. Ma soprattutto contiene proteine preziose che possono essere utilizzate per realizzare terapie indispensabili per molti pazienti.
Vediamo quindi come si diventa donatori di plasma, come avviene la plasmaferesi e che cosa succede al plasma dopo la donazione.
Il plasma è la componente liquida del sangue. Ha un colore giallo paglierino ed è composto prevalentemente da acqua, ma contiene anche numerose proteine, tra cui albumina, immunoglobuline e fattori della coagulazione.
Queste sostanze svolgono funzioni molto diverse: contribuiscono alla difesa dell’organismo, alla coagulazione del sangue, al trasporto di sostanze e al mantenimento del corretto equilibrio dei liquidi.
Proprio per questo il plasma è una risorsa terapeutica molto preziosa. E c’è un aspetto fondamentale da ricordare: non può essere prodotto artificialmente e la sua disponibilità dipende dalla donazione.
Il primo passo è molto simile a quello previsto per una normale donazione di sangue.
Chi desidera donare deve rivolgersi a un servizio trasfusionale o a una struttura di raccolta e sottoporsi alla valutazione di idoneità prevista per i donatori.
Prima della donazione vengono effettuati il colloquio con il medico, i controlli necessari e la valutazione delle condizioni generali di salute.
Non bisogna quindi diventare una particolare “categoria” di donatori: sarà il medico a valutare se, in base alle caratteristiche della persona e alle necessità trasfusionali, sia possibile effettuare una donazione di plasma.
Sangue intero e plasma, infatti, sono entrambi indispensabili e la scelta del tipo di donazione può essere concordata con il personale sanitario.
La procedura utilizzata si chiama plasmaferesi.
Il sangue viene prelevato dal donatore e fatto passare attraverso un’apparecchiatura chiamata separatore cellulare. La macchina separa il plasma dalla parte corpuscolata del sangue, cioè globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.
Il plasma viene raccolto in una sacca, mentre gli altri componenti vengono restituiti immediatamente al donatore.
Durante una plasmaferesi vengono generalmente raccolti circa 600-700 ml di plasma. Rispetto alla normale donazione di sangue, la procedura richiede più tempo, ma consente di prelevare esclusivamente la componente necessaria.
Poiché globuli rossi e altre cellule vengono restituiti all’organismo, la donazione di plasma non provoca lo stesso abbassamento dell’emoglobina associato alla donazione di sangue intero.

Una delle caratteristiche del plasma è la rapidità con cui l’organismo riesce a ricostituirlo.
Per questo motivo, rispettando i criteri di idoneità previsti, la donazione di plasma può essere effettuata con intervalli più brevi rispetto alla donazione di sangue intero.
La normativa italiana prevede un intervallo minimo di 14 giorni tra due donazioni di plasma.
Questo non significa naturalmente che ogni donatore debba donare ogni due settimane: frequenza e programmazione vengono sempre valutate insieme al personale sanitario.
È qui che il percorso diventa particolarmente interessante.
Il plasma raccolto può avere principalmente due destinazioni.
Una parte può essere utilizzata direttamente in ambito trasfusionale, quando esistono specifiche indicazioni cliniche.
Un’altra quota viene invece inviata alla lavorazione industriale per ricavare i cosiddetti medicinali plasmaderivati. Il sistema trasfusionale italiano comprende infatti anche la raccolta del plasma destinato alla produzione di questi farmaci.
In altre parole, una singola donazione continua il proprio percorso anche molto tempo dopo che il donatore ha lasciato il centro di raccolta.

Dal plasma possono essere estratte proteine che diventano medicinali essenziali.
Tra i più importanti troviamo:
Il Ministero della Salute indica proprio albumina e immunoglobuline tra gli esempi di medicinali prodotti attraverso la donazione di plasma.
Per alcuni pazienti questi medicinali non rappresentano una terapia occasionale, ma fanno parte di cure che possono accompagnarli per periodi molto lunghi.
Il fabbisogno di plasma è costante perché i medicinali plasmaderivati vengono utilizzati per curare numerose patologie, comprese alcune malattie rare.
Il plasma, inoltre, non può essere creato artificialmente: tutto parte dalla disponibilità di persone che scelgono volontariamente di donarlo.
Ecco perché aumentare il numero dei donatori di plasma significa contribuire non soltanto alle necessità trasfusionali immediate, ma anche alla disponibilità futura di farmaci indispensabili.
È una forma di donazione forse meno conosciuta del sangue intero, ma con un impatto enorme.
Capire come si diventa donatori di plasma significa scoprire che dietro una semplice sacca c’è un percorso molto più ampio.
La plasmaferesi permette di raccogliere soltanto la parte liquida del sangue restituendo al donatore le cellule sanguigne. Quel plasma può poi essere utilizzato direttamente oppure trasformato in medicinali come albumina, immunoglobuline e fattori della coagulazione.
Donare plasma significa quindi mettere a disposizione qualcosa che il nostro organismo può ricostituire rapidamente, ma che la medicina non è in grado di produrre artificialmente.
Un gesto che dura poco per il donatore, ma che può diventare una terapia fondamentale per molte persone.