
Con l’arrivo dei mesi più freddi aumentano raffreddori, mal di gola, febbre e sindromi influenzali. Per chi dona sangue, una delle domande più frequenti diventa quindi: posso donare se sono raffreddato? E quanto devo aspettare dopo l’influenza?
La regola di partenza è semplice: per donare bisogna essere in buone condizioni di salute. Presentarsi alla donazione mentre l’organismo sta ancora combattendo un’infezione non è quindi una buona idea, anche quando i sintomi sembrano sopportabili.
Questo non significa però che ogni disturbo stagionale comporti lo stesso periodo di sospensione. Vediamo come regolarsi.
Se hai l’influenza, febbre o hai appena superato un episodio febbrile, la donazione deve essere rimandata.
Non basta quindi aspettare che la temperatura torni normale per prenotarsi immediatamente: dopo un episodio influenzale o febbrile è previsto un periodo di recupero prima di tornare a donare.
L’organismo ha infatti bisogno di tempo per recuperare completamente, anche quando ci sentiamo già meglio.
In questi casi è possibile tornare a donare dopo almeno 14 giorni dalla completa cessazione dei sintomi, sempre previa valutazione del medico che effettua la selezione.
Il discorso cambia leggermente se si tratta di un comune raffreddore senza febbre.
Naso chiuso, starnuti, mal di gola o altri sintomi respiratori indicano comunque che non siamo ancora nelle condizioni ideali per effettuare una donazione.
Anche un semplice raffreddore può quindi comportare una sospensione temporanea.
La buona notizia è che, a differenza dell’influenza con febbre, non è necessariamente previsto lo stesso periodo di attesa: generalmente è possibile tornare a donare quando i sintomi sono completamente scomparsi.
Se rimangono tosse, mal di gola, forte congestione o malessere generale, è meglio aspettare ancora qualche giorno e chiedere consiglio prima di prenotare.
Il periodo dopo una malattia è importante quanto quello in cui i sintomi sono evidenti.
Quando febbre e dolori scompaiono, infatti, potremmo sentirci pronti a riprendere immediatamente tutte le attività. Il nostro organismo, però, potrebbe essere ancora nella fase di recupero.
La donazione comporta comunque un impegno per il corpo. Arrivare in buone condizioni permette di vivere meglio l’esperienza e, allo stesso tempo, contribuisce alla sicurezza dell’intero percorso trasfusionale.
Rimandare una donazione di qualche giorno non significa quindi rinunciare a donare: significa scegliere il momento migliore per farlo.
Durante un’influenza o una sindrome stagionale capita spesso di assumere farmaci per alleviare i sintomi.
Antipiretici, antidolorifici, antinfiammatori, antibiotici o farmaci per le vie respiratorie non vanno mai nascosti durante il colloquio che precede la donazione.
Non tutti i medicinali richiedono lo stesso periodo di sospensione e, soprattutto, bisogna considerare perché sono stati assunti.
Un farmaco potrebbe non rappresentare di per sé il problema principale: può esserlo invece la patologia per cui è stato prescritto.
Per questo è importante comunicare al medico:
Sarà il medico selezionatore a stabilire l’idoneità alla donazione.

Anche in questo caso è meglio evitare il fai da te.
Dopo una terapia antibiotica, il ritorno alla donazione dipende dal tipo di farmaco e soprattutto dall’infezione che ha reso necessaria la terapia.
Per alcuni comuni antidolorifici, antipiretici e antinfiammatori può invece essere necessario attendere alcuni giorni dall’ultima assunzione, oltre alla completa guarigione.
Se hai quindi appena terminato una terapia, una semplice telefonata alla sede prima di prenotare può evitare di presentarti quando non sei ancora idoneo.
Un altro dubbio tipico dell’autunno riguarda il vaccino contro l’influenza.
Essersi vaccinati non significa dover rinunciare alla donazione per un lungo periodo. Se non compaiono effetti indesiderati, dopo il vaccino antinfluenzale è generalmente sufficiente attendere 48 ore.
Se invece dopo la vaccinazione compaiono febbre, spossatezza o altri sintomi, bisogna aspettare la loro completa risoluzione prima di tornare a donare.
Se hai avuto influenza o un malanno stagionale recente, prima della donazione chiediti:
Se hai un dubbio, la soluzione migliore è sempre contattare la sede o parlarne con il medico.

Durante la stagione influenzale può capitare a qualsiasi donatore di dover rimandare un appuntamento.
Non bisogna sentirsi in colpa: la sicurezza viene prima della fretta.
In caso di influenza o febbre, attendere almeno 14 giorni dalla completa scomparsa dei sintomi permette di tornare alla donazione nelle condizioni corrette. In caso di semplice raffreddore, invece, si può generalmente tornare a donare una volta completamente guariti.
L’importante è non sottovalutare i sintomi e comunicare sempre farmaci e terapie al medico selezionatore.
Perché essere un buon donatore significa anche sapere quando è il momento di donare e quando, invece, è meglio aspettare.